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Potendo scegliere tra un vestito prodotto in serie e uno su misura, così come lo può confezionare un bravo sarto, non avremmo dubbi.

La stessa preferenza possiamo trasporla alle cure mediche “sartoriali”, ovvero a quelle cure che rispettano il nostro profilo personale e non sono semplicemente uguali per tutti

Il diritto riconosce l'autonomia nella scelta delle cure; la bioetica promuove l'informazione e il consenso. Ma la chiave che apre la serratura di una medicina personalizzata si chiama narrazione.

Perché attraverso la narrazione si comprendono le vicende del corpo, dalla nascita alla morte e i tortuosi sentieri della cura acquistano il loro completo spessore solo quando sono illuminati dalle arti narrative.

Perché attraverso la narrazione si guarisce: chi si trova delocalizzato nella terra ignota della malattia trova nel racconto e nella condivisione del suo vissuto una risorsa per accedere alla Grande Salute.

Perché attraverso la narrazione ci si cura: la "medicina che conta” - quella di precisione - non è l'antagonista di quella che si serve dell'ascolto e della comunicazione.

Sono le due facce di un'unica medicina: la sola che la cultura del nostro tempo riconosce come “buona medicina”.

 
   


 

Una morte “graziosa”? Fra le tante quali cazioni con cui si suole indicare una morte auspicabile – indolore, dignitosa, umana ... – non appare l’aggettivo “graziosa”. Eppure un legame tra questi termini appare fondato se il riferimento è alle divinità che la mitologia greca ha posto a tutela della bellezza. Per quanto insolito e sorprendente, il percorso che accosta il senso della buona morte alle Grazie si rivela fecondo se ci si lascia guidare dai nomi delle tre Grazie e dai loro significati.

Eufrosine, Aglaia, Talia: saggezza, serenità, pienezza. E dunque: la morte può essere crescita? Si può morire in uno stato d’animo equilibrato, avvolti in un manto di serenità? Cosa può fare, o omettere di fare, la medicina per assicurarci una morte buona/degna/umana? È questa in concreto la sfida. Forte di una lunga pratica di ascolto dei bisogni espressi  dagli operatori delle cure palliative e facendosi accompagnare da 

alcuni scrittori che hanno illuminato il tema, Sandro Spinsanti porta i lettori a riflettere sulle scelte relative alla morte invitandoli a riappropriarsene, rinunciando alle deleghe e alle complicità con chi si candida a decidere per noi. Una morte “graziosa”, in braccio alle Grazie, è possibile ed è il 

supremo dono che la vita ci può o rire. Ma anche un compito spirituale e un impegno etico, se vogliamo promuovere una moderna cultura del vivere e del morire.

Un medico

su misura

Istruzioni sartoriali

per cittadini esigenti


 

Una morte

su misura:

destino, fortuna,

responsabilità

personale

 


Chi decide 

in medicina?

 

 

 

 

Medical

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Bioetica e nursing

Pensare, riflettere,

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sul mio corpo?

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Riflessioni

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