“Se ti vaccini ti pago”: una strategia accettabile?

E se incentivassimo le vaccinazioni anti Covid-19 offrendo del denaro a chi si vaccina? Ci è ormai familiare la suddivisione dei cittadini in tre grandi sottogruppi: provax, novax ed esitanti. Almeno tra questi ultimi, non potrebbe essere una strategia vincente indurli a vaccinarsi mediante un compenso economico? Non è un’ipotesi astratta: questa misura è stata adottata in Serbia. La decisione è stata presa dopo che il governo ha registrato una caduta numerica tra i richiedenti la vaccinazione, con l’intento di rilanciare la campagna. Alcuni pensano che l’esempio possa essere imitato da altri Stati. Per la cronaca, il premio vaccinale ammonta all’equivalente di 25 euro. Si tratta in ogni caso di un salto di qualità rispetto a misure riconducibili a gesti di gentilezza, come birre, popcorn e cioccolatini distribuiti in alcuni Paesi sul luogo della vaccinazione. L’incentivo economico serbo acquista il valore di una misura di sanità pubblica.

Il primo interrogativo che si impone è quello dell’efficacia di un intervento economico premiante: riuscirà a demolire le resistenze di coloro che esitano, per non dire del rifiuto sistematico dei cittadini che vedono nell’invito a farsi vaccinare una congiura ai loro danni? Anche i dubbi sollevati in nome dell’etica sono rilevanti. Gli incentivi economici non minacciano certo la libertà dei vaccinandi, né ledono il principio dell’autodeterminazione: il pagamento non si presenta come coercitivo. Tuttavia sorgono dubbi riguardo all’equità, se ci riferiamo a una sanità pubblica che dovrebbe astenersi dal discriminare usando la leva del bisogno economico. I benestanti non si sentiranno forzati, mentre sui segmenti svantaggiati della società sarà esercitata una pressione indebita. Gli incentivi assumono così l’aspetto di un subdolo sfruttamento della condizione di svantaggio sociale

Ma forse la prospettiva più feconda con cui valutare questo tipo di incentivazioni è quella culturale, costituita dal bene simbolico della fiducia. Non sembri esagerato affermare che la buona medicina è un tavolo tenuto in piedi da tre gambe: pillole (per intendere l’intero arsenale terapeutico), parole e fiducia. Se una di queste tre risorse viene a mancare, l’insieme crolla. Ora, è soprattutto la perdita della fiducia che funesta ai nostri giorni il complesso sistema delle cure. Incentivare il sottoporsi alla vaccinazione con premi economici non può che far sorgere nugoli di cattivi pensieri: riguardo all’efficacia delle vaccinazioni stesse, ai rischi potenziali, agli effetti collaterali, erodendo l’attendibilità delle politiche sanitarie rivolte alla salute della comunità e sollevando il sospetto di un non detto che si cerca di mascherare con il denaro. La comunità degli esitanti potrebbe sentirsi rafforzata nella propria mancanza di fiducia.

Idealmente dovrebbe essere proprio l’orientamento al bene comune e alla protezione dei più fragili la motivazione che induce a estendere il più possibile la copertura vaccinale. Ciò non toglie il ricorso a misure che, in alternativa all’obbligo per legge, incrementino le vaccinazioni. Ha qui diritto di cittadinanza la “moral suasion”, che usa argomenti attrattivi, piuttosto che quelli costrittivi. Un posto di primo piano hanno in questo senso le narrazioni positive dell’esperienza di vaccinazione e le testimonianze, ampiamente diffuse dai giornali, di accoglienza calorosa e di efficienza da parte del personale vaccinante. Un’altra strategia allineata con l’incentivazione si presenta anch’essa con un termine inglese: il “nudging”, efficacemente tradotto in italiano con “spinta gentile”. Punto di riferimento obbligato è il libro di Thaler e Sunstein: Nudge. La spinta gentile, che presenta programmaticamente “la nuova strategia per migliorare le nostre decisioni su denaro, salute, felicità”. Richard Thaler è stato insignito nel 2017 del premio Nobel per l’economia per il suo contributo all’economia comportamentale.

Lo specifico della spinta gentile è di rendere facili le migliori decisioni. Non obbligandole, in modo illiberale; ma creando percorsi che, senza togliere la libertà, le rendono più agevoli e preferenziali. Riguardo alle vaccinazioni, al posto delle spinte gentili i cittadini hanno incontrato piuttosto percorsi a ostacoli: pensiamo alla comunicazione confusa e contraddittoria, alla difficoltà di prenotazioni, a luoghi scomodi di somministrazione. Immaginiamo invece quale spinta gentile potrebbe essere costituita dall’investire risorse nel prelevare a domicilio persone con mobilità problematica o con particolari fragilità, o predisporre équipe che portino la vaccinazione a domicilio. Il denaro investito nella vaccinazione potrebbe essere speso in modo migliore. A parità di budget, questo tipo di investimento porterebbe maggiori benefici rispetto ai compensi economici ai vaccinati, dissipando al tempo stesso i sospetti e rafforzando la fiducia nel servizio sanitario pubblico. 

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